Chi frequenta filosofi e filosofie sa bene che cominciare con una definizione è qualcosa di molto poco filosofico. Si sa che iniziare qualsiasi discorso con una configurazione di senso che si avvalga di parole astrattamente allineate, siano esse parlate o scritte, è considerato dal popolo della filosofia come un gesto un po' sterile. E la ragione è che dire prima qualcosa che vale la pena di descrivere con calma è come mettere a tacere la creatività ancora prima di averla sollecitata. Ciò che piace alla filosofia sono le argomentazioni.
Si sa che quando Socrate si aggirava per Atene animato dal desiderio di interloquire con i suoi concittadini, e li interrogava su questo e su quello, non si aspettava certo che questi si mettessero ad allineare parole tanto per il gusto di farlo contento. Ciò che Socrate gradiva in massimo grado erano le azioni e che i suoi interlocutori rispondessero alle sue domande non con parole, ma con dimostrazioni: se la domanda era sul coraggio, che essi gli illustrassero che cosa il coraggio fosse comportandosi coraggiosamente; se la domanda era sulla pietà, che essi la definissero comportandosi in modo compassionevole, e così via.
E’ con un certo imbarazzo pertanto — anche se con una buona argomentazione ritengo, che mi accingo a definire qui di seguito che cosa sia l’attività di cui mi occupo. E non me ne vorrà l’amico ateniese, se qui rivelo che il mio buon argomento è una ragione del cuore; alla mia costellazione di senso, che risale al 2000 in effetti, sono ancora molto affezionata, poiché essa dice di me quale sia il mio progetto, e indica il punto di partenza di un viaggio che è ben lungi dal potersi dire concluso, lungo un inedito meridiano che collega la Grecia con le isole britanniche.
«La consulenza filosofica è una relazione di orientamento che si avvale degli strumenti della filosofia: il dialogo e la domanda come luoghi di ascolto e comprensione. La pratica filosofica aiuta a prendere decisioni, favorisce la comprensione di temi esistenziali, facilita la definizione e la realizzazione dei valori della persona. Il consulente filosofico è un esperto in filosofia che mette al servizio del proprio interlocutore una consuetudine di approccio ai problemi che è frutto di una intensa ed interiorizzata frequentazione della storia delle idee. Il consulente personale di formazione filosofica si rivolge a individui o gruppi di individui inseriti in contesti relazionali di particolare complessità. Il fine dell’esercizio di pratica filosofica è quello di individuare quando e dove la complessità insorge generando malessere. Lo scopo della consulenza filosofica è quello di scoprire dove e come le errate posture logiche nascono e crescono per favorirne il superamento attraverso la ricerca di nuove abitudini».
Che cosa accade esattamente in una «sessione» di consulenza filosofica? Il primo incontro è dedicato ad esplicitare la questione che si intende esplorare: un dilemma etico, una decisione da prendere, un conflitto valoriale. La materia di cui è fatta la pratica filosofica sono proprio i valori. E chi si rivolga ad un consulente filosofico è qualcuno che avverte l’esigenza di mettere ordine in quel luogo del proprio «mondo di dentro» dove i dilemmi insorgono senza preavviso, i conflitti si percepiscono con maggiore intensità e «le decisioni decidono» senza interpellarci, paralizzando la nostra volontà e impedendoci di prendere la strada del nostro destino.
Il gesto della consulenza filosofica è l’esplorazione. Il primo passo su quello che mi piace definire nei termini di un «percorso di riappropriazione di sé» — e che, se pur faticoso, non è mai doloroso — consiste nel formulare ciò che nel gergo della filosofia è detto «il nome della cosa». La prima cosa da fare è dare un nome all’oggetto del questionamento, sia esso un problema o una domanda e, una volta circoscritto lo spazio che esso occupa, provare insieme ad individuare quali siano le modalità per accedervi: interrogazione sul senso delle parole, formulazioni di ipotesi, esercizi di immaginazione, verifica del pensiero critico e modalità di ideazione.
Il protagonista della relazione è il «consultante» — come si chiama chi si rivolga ad un consulente filosofico. Il consultante è qualcuno che, ad un certo punto della propria vita, avverte con chiarezza l’esigenza di confrontarsi su un argomento di particolare attualità nell’economia della propria esistenza e sceglie di farlo con un esperto del filosofare. L’effetto di questo confronto è che il soggetto del questionamento comincia, a partire da quel dato argomento, a costruire il proprio discorso filosofico, e coerentemente rispetto a quel discorso inizia ad orientare il proprio stile di vita. E con ciò riconsegnando se stesso a quell'originario patto con la ragione siglato alla nascita, che è propriamente ciò per cui ciascuno di noi possiede per natura la capacità di vivere filosoficamente. La frequenza e la durata degli incontri è decisa dal consultante. Il tempo tra una sessione e quella successiva è generalmente dedicato ad esercitazioni di scrittura, meditazione o lettura che possono determinare uno scambio epistolare, cartaceo o elettronico, tra consultante e consulente.
Chi desidera meglio comprendere che cosa sia la consulenza filosofica «praticandola» potrà usufruire a titolo gratuito di una sessione di prova: a questi assaggi di consulenza filosofica è dato solitamente spazio prima o dopo le sessioni del corso dedicato a La scrittura del diario: un esercizio di pratica filosofica, che si svolge due volte l'anno a Milano o in altro luogo ogni volta diverso, o al termine delle «domeniche filosofiche» che si svolgono a cadenza mensile per il ciclo di incontri dal titolo Uno Spazio per Filosofare.